Blog Post

Ultime News
09 settembre 2015
lemmy-special-motorhead2

Bad Magic: l’incantesimo infinito di Lemmy

Da bifolco di Stock-On-Trent a figlio prediletto di Los Angeles.
Da concerti a tutto volume a tour interrotti,
il viaggio del leone che non vuole saperne di rifiatare.

Da un’idea di Fabio Perri | Testi: Fabio Perri | Revisione, art: Giordano Loddo

Lunga vita al Re, urlavano le folle durante la salita al trono del nuovo monarca. La lunga vita del Re del Rock n’ Roll, Lemmy Kilmister continua con il 22esimo studio album di uno dei progetti musicali più longevi della storia della musica. I Motorhead. Lemmy Motorhead: un binomio che a distanza di quarant’anni continua a far rumore, a stupire non tanto per la freschezza e l’innovazione musicale, quanto per la passione, l’esperienza e l’attaccamento di un artista alla sua arte, all’unico vero amore della sua vita: il Rock.

We are Motorhead, we play Rock’n’roll

lemmy-dinamite

Dinamite? Me la fumo. Quando i Motorhead erano agli esordi, Lemmy era inarrestabile (clicca per ingrandire)

Ian Fraser Kilmister nasce a Stoke-On-Trent, nella contea dello Staffordshire, il 25 dicembre del 1945. L’Inghilterra è occupatissima a ricostruirsi dopo la seconda guerra mondiale, ma di lì a poco troverà il tempo di innamorarsi del Rock’n’roll proveniente da oltreoceano, che non mancherà di affascinare il giovane futuro leader dei Motorhead. Elvis? No, grazie. Meglio Little Richards. Il Lemmy adolescente è un acuto osservatore del fenomeno nascente del Rock, che parallelamente pianta le radici anche in terra albionica. Osserva a fondo tutti gli artisti che vede esibirsi, maturando una vasta cultura in termini di musica. In un’epoca in cui era possibile trovarsi ad un concerto di uno sbarbato Jimmy Page con gli Yardbirds e di un giovane Eric Clapton con i Cream nella stessa sudicia bettola per una manciata di spiccioli, il giovane Lemmy decide che il triangolo casa-lavoro-gita domenicale non è roba per lui. Il suo trittico sarà più affascinante: sex, drugs & Rock’n’Roll. «Casa è qui» dichiarerà indicando la propria testa in un (allora) lontanissimo 2015 al The Indipendent. «Dove si vive, è solo questione di preferenza geografica». L’occasione che fa da sfondo a queste parole? Una cerimonia per premiare i Motorhead con un award alla carriera all’approssimarsi dell’arrivo del loro ultimo “Bad Magic”, tenutasi a Los Angeles da un illustre membro del consiglio comunale. La Città degli Angeli fu scelta 25 anni fa da Lemmy per trascorrere il tempo nelle brevi pause dai tour che hanno costellato la sua cinquantennale carriera.

«Mi piace Los Angeles perché è sempre soleggiata e non si incappa sempre in quel cazzo di cinismo inglese o nell’abitudine di lamentarsi di tutto. Trovo gli americani molto “rinfrescanti”. Dalle mie parti tutti sogghignano alla frase “Have a nice day”, ma è molto più bello rispetto a quando nei negozi ti buttano le monetine di resto addosso». Già, “dalle mie parti”. Oggi a Stoke-On-Trent forse non si ricordano nemmeno del sig. Kilmister. Onestamente, se ci andassi, non mi stupirei di trovare un maggior numero pub che trasmettono le partite dello Stoke City rispetto a locali che passano i dischi dei Motorhead. Eppure Lemmy è ancora inglese. Più di quanto lui stesso pensi. La testardaggine e il cinismo sono ancora ben radicati in lui. Creano un misto di rabbia e saggezza, sono l’ispirazione dei suoi testi conditi da metafore riguardanti il gioco d’azzardo, sono la combustione del suo Rock. Un award alla carriera da parte della città di Los Angeles è certo cosa gradita, ma non basta e Lemmy lo sa. Soprattutto perchè se sommato all’unico altro premio vinto dai suoi Motorhead – un Grammy per la cover di “Whiplash”, brano dei Metallica, nel 2005 – sa di presa in giro. A lui in fondo non frega nulla, questo è vero. Perchè il leone, se vuole, ti risparmia. Ma non è stupido. E il suo ruggito fa spavento. Subito dopo l’uscita del penultimo “Aftershock”, splendido disco datato 2013, un addetto ai lavori si complimenta con lui. «Lemmy, il vostro disco sta riscontrando un sacco di pareri favorevoli da parte della critica, sei felice?». Risposta: «Si vede che dopo quasi 40 anni, hanno finito gli insulti».

lemmy-hawkwind

Un giovane Lemmy festeggia con gli Hawkwind. Festeggerà ancora di più, in un futuro non troppo lontano (clicca per ingrandire)

Negli Anni 60 il Rock’n’Roll è il grande amore di Lemmy. Arrivano le prime esperienze sul campo: un album con Sam Gopal, i Rockin’ Vickers. I grandi amori non finiscono, magari mutano o si trasformano in qualcosa di differente rispetto alla loro genesi. Ecco quindi una breve esperienza come roadie per Jimi Hendrix, mai incontrato. Poi finalmente gli Hawkwind, ma il bello deve ancora venire. Corre l’anno 1975 quando i compagni di band lo cacciano. La band viene fermata alla dogana e Lemmy viene trovato in possesso di anfetamine, suo altro grande amore. Il resto del gruppo si concede qualche acido, è vero, ma diamine, quest’abominio proprio no. Il gruppo, in coro, decide di far fuori colui che si abbandona ai troppi eccessi. Mentre gli Hawkind proseguono il Tour in Canada, Lemmy fonda i “Bastards”, poco dopo ribattezzati “Motorhead”. Guarda a caso, proprio il termine che in gergo indica i consumatori di anfetamina. I teen agers si ricordano di lui. “Quello che usa accordi di chitarra per suonare il basso?” “Si, proprio lui”. Eppure proprio quel tipo bizzarro fonda un gruppo diventato punto di riferimento imprescindibile per chiunque si affaccerà nel panorama Hard & Heavy. Quattro decadi di gloria e onore, mantenendo solo e sempre un focus:  proporre rock, crudo, rude, pesante, potente. Rinnovarsi? No. We Are Motorhead, we play Rock’N’Roll. Questa frase, pronunciata dalla sua voce roca, apre ancora adesso i loro concerti.

Born to lose, live to win

Nato per perdere, vivo per vincere. Una frase fieramente tatuata sul braccio. Se i media hanno incoronato Elvis Re del rock, una grande frangia di popolo ha scelto un’altra icona cui augurare lunga vita. “Lemmy è il Re del rock, fanculo Elvis“, diceva Dave Grohl, mastermind dei Foo Fighters ed ex drummer dei Nirvana. Ma quanto si deve sudare per un po’ di credito? In 40 anni di onorata carriera, di discepoli fedeli il vecchio leone inglese se n’è procurati davvero tanti, ed ancora oggi nel 2015 l’incantesimo del mago Lemmy, tanto per rifarci al titolo dell’ultimo album dei Motorhead, continua ad ammaliare milioni e milioni di ascoltatori in tutto il mondo. Copertine di Rolling Stone che lo ritraggano? Zero. Forse una, dell’edizione tedesca, uscita quest’anno.

motorhead-grammy

I Motorhead, dal red carpet dei Grammy Awards, mandano tutti a farsi fottere. Da un certo punto di vista, ne hanno ben d’onde (clicca per ingrandire)

Lemmy ed i Motorhead sono l’essenza inarrestabile del rock: non ci sono malattie, o trascorrere del tempo che tengano. La salute? Si stringono i denti quando il fuoco della passione brucia nelle vene. O meglio, quando senti di dover stare vicino a coloro che ti amano davvero. Lemmy non può farne a meno, anche se la fatica ormai è tanta, troppa. E allora ecco la risposta al richiamo del palco, dal quale può vedere la gente che gli vuole bene, anche se la magia dura tre-quattro canzoni. Come a Salt Lake City, quando dopo uno sconfortante: «Non ce la faccio!», il leader dei Motorhead abbandona la scena. «We love you!», canta la folla. Nonostante tutto. Anche se il mago non ha finito di recitare l’incantesimo, ha stregato ugualmente tutti i presenti. Pochi giorni dopo il comunicato dello stop al tour e la preoccupazione di migliaia di “Motorheadbangers”. Sarà pure riuscito ad abbandonare gli stupefacenti, ma Lemmy non riesce a fare altrettanto con l’odore acre ed il rumore della folla, il sudore e l’energia della musica. Quello lo fa vivere, quello lo muove, ma non solo. Lemmy vuole continuare a tenere alzato quel dito medio che ha sempre mostrato a quella critica musicale che negli anni ha continuato imperterrita a snobbarlo. Ecco perchè il leone non vuole saperne di rifiatare. Riparte il tour. Menomale.

Vivi per vincere, diceva un loro brano. E Lemmy sente di non aver ancora vinto. 1975 – 2015, 40 anni di Rock, 22 album in studio ed un altro clamoroso esempio di tutto ciò: “Bad Magic”, pura estasi per chiunque ami questa musica: grinta ed energia in ogni brano, attitudine. Volumi alti ed esagerati perchè anche se hai 70 anni, la passione per quello che ti piace fare non conosce vecchiaia. Ti soddisfa, ti riempie l’anima, non immagini di invecchiare senza, è il rock and roll che ti tiene vivo. Oltre alla voglia di rivalsa. Probabilmente l’induzione dei Motorhead nella Rock And Roll Hall Of Fame sarebbe un’iniezione letale di soddisfazione per il sig. Kilmister.

We are Motorhead, don’t forget us

lemmy-2015

Lemmy in un’immagine recente. Il leone è consumato, ma si sforza ancora di ruggire (clicca per ingrandire)

Ascoltando “Bad Magic” ti rendi conto che il Rock dei Motorhead è uno stile di vita. Da “Inferno” (2004) in poi, i Motorhead hanno inanellato una serie di dischi che non hanno nulla da invidiare a nessuno, nemmeno al loro ingombrante passato. Nemmeno a quella inflazionatissima “Ace Of Spades” di cui Lemmy è stufo marcio. “Bad Magic”  è l’ennesimo manifesto del Rock’n’Roll che Lemmy firma con il sangue, nonostante la salute incerta, il peso degli anni e degli eccessi di un’esistenza vissuta sempre al limite. Una sottile linea bianca percorsa senza la minima prudenza: questo è “Bad Magic”, questi sono i Motorhead… Prendere o lasciare. Io prendo, alzo il volume e godo.

Leave a Reply