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18 settembre 2015
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Butcher Babies, Carla e Heidi in coro: «Ora ci vestiamo per essere un esempio»

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L’abbiamo notato un po’ tutti il cambio di look di Carla Harvey e Heidi Shepherd, le due cantanti dei Butcher Babies. Agli esordi infatti le due splendide singer erano solite salire sul palco in topless, coprendo le loro grazie con uno striminzito pezzo di nastro nero, come faceva Wendy O. Williams (icona del punk, frontwoman dei Plasmatics).

In una nuova intervista con la rivista Revolver, le due leader dei Butcher Babies ripercorrono quel periodo, rispondendo senza scomporsi quando gli viene chiesto se fan o promoters mai le incoraggino a rispolverare quel look succinto. A prendere parola per prima è la bruna Carla Harvey: «Sai, ho appena visto un annuncio per uno spettacolo che faremo quest’estate, ed è una foto di me e Heidi con il nostro scotch “copri-capezzolo”, vecchia di sei anni. Ovviamente, stanno cercando di promuovere lo show, ma li contatteremo e gli chiederemo di cambiarla. Stiamo avendo molto più successo con il nostro look attuale. Penso che sia solo sciocco cercare di tornare indietro».

Aggiunge la rossa collega Heidi Shepherd: «La cosa divertente è che la nostra “fase Wendy O. Williams” è durata solo sei mesi, ma tutti ne parlano anche dopo sei anni. Non è mai stata una scelta per ottenere attenzione in più. Voglio dire, la nostra band prende il nome da una canzone dei Plasmatics. Quindi anche la nostra scelta stilistica era un omaggio a Wendy O’. La nostra intenzione non era di andare là fuori e dire: “Guardate le mie tette!” (ride, ndr). Era per ricreare l’atteggiamento “fuck-the-world” di Wendy O’».

Alla domanda se si vedono come modelli di ruolo per le giovani donne, Carla ha replicato: «Assolutamente sì. Essere una ragazzina in prima fila ad un metal-show e ispirarmi ai testi delle canzoni che amavo mi ha davvero salvato la vita, quindi penso che sia un dono da condividere con la gente e far loro sapere che non sono soli».

Aggiunge Heidi: «Tornando alla questione del nastro sui capezzoli, non si può influenzare la vita delle persone in modo positivo vestite così. Quando ho cominciato a capire che stavamo assumendo il ruolo di modello per qualcuno, ho cercato di vivere la mia vita in un modo da comunicare un concetto alla gente, ovvero “Sii te stesso e non lasciare che qualcuno ti dica cosa fare e cosa non”. Sono cresciuta in una società mormone dove mi si dettavano di continuo regole comportamentali e religiose, quindi mi ci è voluto molto per imparare ad essere me stessa. Io non ho avuto un modello positivo crescendo, quindi se posso influenzare positivamente anche una sola persona, mi ritengo più che soddisfatta».

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